Caserma "Adolfo Serafino" - Pinerolo (TO)


La caserma “Serafino”, fu costruita nella seconda metà del XVII° secolo, durante la seconda occupazione francese (1630-1696), su progetto di Vauban Sébastien Le Prestre, nel quadro della realizzazione delle opere fortificate della città di Pinerolo. Per tale scopo, vennero costruite numerose caserme, ed anche la caserma“Serafino” rientrò nel suddetto piano di costruzioni. I lavori vennero eseguiti sotto la direzione dell'ingegnere La Motte de la Nise, appaltatore delle opere fu l'architetto Cristoforo Carenzana e direttore dei lavori l'ingegnere De La Boussière. Le spese relative furono per un quarto a carico del governo francese ed il restante,  a carico della civica amministrazione.
La caserma, originariamente denominata "Quartiere Hotel" venne destinata ad alloggiare gli squadroni di cavalleria appartenenti alla guarnigione della piazzaforte.
Si trattava di un massiccio ed imponente edificio, a forma pentagonale, con un' ala prolungata sulla strada di Fenestrelle, a quattro piani, con un portale d'ingresso in pietra, rivolto sulla piazza.
Nella prima metà del 1800 la caserma “Serafino”, intanto, intitolata a “Vittorio Amedeo II°”, è sede di reparti di  cavalleria.
Soltanto verso la fine del 1800, quando venne ultimato il nuovo quartiere di cavalleria sulla strada provinciale di Torino, la Caserma “Vittorio Amedeo II°” dopo che, per due secoli, fu destinata all' alloggiamento della cavalleria, venne adibita a sede del 70° Distretto Militare. Tra fine 800 ed inizi 900, il Distretto Militare fu trasferito alla “Bricherasio” e la “Vittorio Amedeo II°”, diviene sede di reparti del Battaglione Alpini “Pinerolo”.
Nel 1937, quando il 3° Reggimento Alpini venne trasferito a Pinerolo nella caserma “Berardi”,  la “Vittorio Amedeo II°” venne utilizzata per i magazzini di mobilitazione, laboratori di sartoria, calzoleria, selleria ed armi del 3°. Nel secondo dopoguerra, venne denominata caserma “Adolfo Serafino”, successivamente,  la caserma fu sede abitativa per una quarantina di famiglie e, di esercizi commerciali al piano terra.Tutto ciò snaturò la funzione originaria della caserma che, tra l'altro, fu in quel periodo assillata da condizioni permanenti di degrado.
Il 1° aprile 1959 venne approvato dal Consiglio dei Ministri un disegno di legge che autorizzava la permuta di molte caserme, che implicò, tra l'altro, la cessione della caserma “Serafino” al Comune. Ma fu solo un atto formale in quanto il destino della caserma fu irrimediabilmente segnato il 9 aprile 1960 quando, nelle prime ore del giorno, crollò parte dell'edificio, che dava su Via Lequio.
Furono sufficienti tre giorni, il tempo necessario per sgombrare e sistemare le famiglie che ancora abitavano la caserma, per dar modo al Sindaco di firmare l'ordinanza per l'abbattimento di tutta la costruzione, dichiarata inabitabile e pericolante.
In poche settimane vennero accumulati 12-13.000 mc. di macerie, che rappresentarono i resti di quella che fu la più imponente caserma nella storia di Pinerolo.

Tenente Adolfo Serafino 
Rivarolo Canavese, 31 maggio 1920 – Frossasco, 4 novembre 1944
Conseguita la maturità classica nel Collegio Militare di Milano nel 1938, entrò all’Accademia di Modena dalla quale uscì sottotenente di fanteria in servizio permanente effettivo nell’agosto 1940. Destinato  al 3° reggimento alpini ed assegnato al battaglione “Pinerolo”, frequentò la Scuola di applicazione d’arma nell’inverno 1940-41 rientrando al reggimento in aprile. Da gennaio 1942 a settembre dello stesso anno fu in Croazia col reggimento, conseguendo la promozione a tenente. Rimpatriato, venne comandato prima quale istruttore all’Accademia di Modena e poi al deposito reggimentale di Pinerolo per l’addestramento reclute. Fece poi ritorno nel territori ex jugoslavi dove rimase fino al giugno 1943 allorché fu trasferito al battaglione “Val di Fassa”, nella zona di Massa Carrara, dove si trovava alla dichiarazione dell’armistizio.
Successivamente all’armistizio, viene incaricato dal governo del sud di infiltrarsi nel neo costituito esercito di Salò, fino a maggio 1944 riesce a far passare importanti informazioni ma viene sospettato e incarcerato. Rilasciato dopo due mesi raggiunge il fratello Ettore il quale è impegnato nella Resistenza .Nell'autunno del 1944 riveste il ruolo di capo di stato maggiore della Divisione Alpina autonoma "Val Chisone", cade ucciso in uno scontro con i nazifascisti in località Frossasco, dopo la sua morte la 44^ Divisione "Val Chisone" prende il suo nome, "Serafino", al comando del fratello Ettore

Motivazione Medaglia d'Oro al Valor Militare:
“Ufficiale degli alpini, dopo l’armistizio impegnava nella zona di Massa Carrara combattimento contro forze tedesche assumendo di iniziativa anche il comando di una batteria. Ritornato in Piemonte organizzava le prime formazioni partigiane delle valli pinerolesi divenendo poi capo di stato maggiore della Divisione Alpina autonoma “Val Chisone” e partecipando a varie azioni di sabotaggio. Nel novembre 1944, circondato da forze soverchianti, con una banda di patrioti si poneva alla testa di alcuni ufficiali, decisi, pur essendo consci del sicuro sacrificio, a resistere fino all’estremo per ritardare l’avanzata del nemico e consentire di mettere in salvo uomini ed armi. Impegnato il combattimento, dopo varie ore di lotta, esaurite le munizioni, nell’estremo tentativo di aprirsi un varco con le bombe a mano, veniva falciato dal fuoco nemico, unitamente agli altri ufficiali, attirati dal suo sublime esempio di eroismo. Il suo nome è divenuto leggendario in tutta la Val Chisone ed alla sua memoria fu intitolata la Divisione partigiana “Serafino” che combatté nella stessa valle valorosamente il tedesco fino alla liberazione”.
Italia occupata, settembre 1943- novembre 1944.


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